2.3 - Preparazione del terreno e concimazione di fondo

Nel caso di un terreno già coltivato in maniera intensiva (ad esempio cereali o soia), sarebbe opportuno lasciare un anno o meglio 2 di riposo; in questo periodo di riposo non è che non facciamo lavorazioni, bensì andiamo ad effettuare dei sovesci piuttosto che ad applicare delle correzioni specifiche chimico o fisiche in coerenza con le evidenze/necessità risultanti dall'analisi del terreno.

Cosa si può piantare sul nostro terreno prima dello zafferano per fare in modo che il terreno migliori? La scelta più facile è un prato stabile. Andiamo a riformare un prato misto, magari ricco di leguminose, e poi lasciamo a maggese, quindi lasciando che il terreno si rigeneri.

Possiamo però anche lanciarci nel fare dei sovesci di piante specifiche o delle coltivazioni da reddito. Per i sovesci, le leguminose che consideriamo elettive sono il favino o anche la fava stessa. Se abbiamo delle situazioni particolari di infestazioni del terreno da parte di animali, insetti o funghi, la senape.

Scegliendo invece piante da reddito che intanto arricchiscano il terreno rimaniamo sempre nell'ambito delle leguminose, come piselli o fave. Le leguminose ospitano nelle proprie radici un bioma con batteri che fissano l'azoto atmosferico nel terreno.

Un'altra consociazione con una pianta di preparazione è il trifoglino: tappezzare il terreno con un trifoglio bianco nano (leguminosa). Limite: potrebbe avere patogeni condivisi con la pianta di zafferano.


Partendo invece da un terreno vergine, molto spesso ci troveremo a partire da un prato stabile. Se "coltivato" per il fieno, prevede due tagli annuali con relativo asporto, quindi non è detto che sia ricco di sostanza organica.

L'analisi del suolo sarebbe opportuna, in genere comunque è possibile partire con la coltivazione nell'anno stesso in cui entriamo in campo. Possiamo lavorarlo a partire dall'inverno precedente, nel caso di una letamazione di fondo e di una correzione chimica o fisica del terreno, addirittura due inverni precedenti nel caso in cui vogliamo prima preparare il terreno con delle leguminose. Oppure lavorare a marzo-aprile dell'anno stesso, se non abbiamo tempo e il terreno risulta già essere fertile e relativamente pulito.

La prima lavorazione da fare, è l'aratura, un'aratura medio profonda che ci consente di ridurre un po' la sostanza organica presente nel primo strato. L'aratura ribalta sotto terra di 30/40 cm la zolla intera. Le piante presenti vengono sotterrate. Contestualmente all'aratura può essere fatta una letamazione di base. Lavorando d'inverno sul terreno non ci sarà crescita di infestanti fino alla primavera e il terreno sarà sottoposto all'azione delle intemperie e del gelo che miglioreranno la sua struttura.

La prima aratura suggeriamo di non ri-lavorararla subito, ma di attendere qualche mese. Nel caso di una aratura fatta a marzo/aprile ugualmente per qualche settimana avremo il terreno nudo, poi la primavera avrà il sopravvento. Proprio per questo, la seconda fase di preparazione del terreno è una erpicatura. Andiamo quindi a spezzare le zolle che sono state ribaltate precedentemente dall'aratro, ma andiamo anche in qualche modo a sradicare le piante che stavano crescendo in quell'area.

Nel momento dell'erpicatura possiamo fare una una sorta di falsa semina. Le piante che stanno iniziando a emergere, le danneggiamo subito.

Quando fare questa lavorazione? Nel caso dell'erpicatura o nel caso di una fresatura (meno attinente al nostro metodo), è bene farlo con il terreno ancora umido da una pioggia ed è previsto poi clima secco. Questo perché secchino le piante estirpate meccanicamente dall'erpice.

Meno lavorazioni facciamo di erpicatura o di fresatura, meglio è per la struttura del terreno. Più lo tocchiamo, più danneggiamo la struttura e tenderà poi a compattarsi. Preferire l'erpice alla fresa è una buona pratica, per non permettere alle piante con rizomi come la gramigna, di moltiplicarsi in seguito alla nostra azione meccanica.

Il suggerimento per chi volesse iniziare un nuovo zafferaneto da reddito è quello di fare una prova di campo. Ovvero: partire con un decimo della quantità di bulbi che vorreste mettere a regime. In questo modo potete vedere come il terreno ospita le piante, valutare anche quale presenza di fauna c'è, senza rischiare quindi perdere tutto l'investimento di un primo anno vero e proprio di coltivazione da reddito.

Fatta una prova di campo, possiamo pianificare il ciclo colturale sulle superfici a nostra disposizione alla luce dei risultati.

Considerate che lo zafferano ha bisogno di una rotazione quindi un terreno nuovo ogni volta che viene espiantato e reimpiantato. Scegliendo il ciclo annuale, avremo bisogno di un ciclo preferibilmente di circa 10 anni prima di tornare a piantare nella stessa parcella. Di conseguenza pianteremo lo zafferano su parcelle più piccole e dense. Ogni anno dovremmo spostarci. Possiamo coltivare un decimo della nostra superficie disponibile ogni anno.

Con un ciclo poliennale invece ci riduciamo a un terzo o un quarto della superficie totale come coltivabile impiantabile ogni singolo anno. Ogni tre anni spostiamo i bulbi e abbiamo il riposo necessario di 10/12 anni prima di ritornare a impiantare lo zafferano.


Come valutiamo quanto terreno è necessario per la nostra produzione di zafferano? Bisogna riflettere su quali macchine utilizzeremo, su quale metodo di gestione scegliamo, per dare l'impostazione geometrica delle file in campo. In seguito faremo anche valutazioni di tipo economico, incrociando la geometria del campo a noi vantaggiosa e quanto vogliamo ottenere. Si veda il foglio di calcolo segnalato in appendice.

Se con un'analisi del terreno ci è stata consigliata un'integrazione di sostanze particolari nel terreno possiamo apportarle in occasione di erpicatura, idealmente la prima che viene fatta in primavera oppure subito dopo l'estate. Questo per dar modo alle correzioni di essere inglobate e al suolo di trovare un nuovo equilibrio.

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